Messa delle 10, don Alberto dialoga durante l’omelia con i bambini e i ragazzi seduti nei primi banchi insieme alle catechiste. Il Vangelo ascoltato è quello di Luca, racconto di come dieci lebbrosi abbiano chiesto a Gesù la guarigione, ma solo uno di loro – quello che “si prostrò davanti a ai suoi piedi per ringraziarlo” abbia davvero ricevuto in dono una vita nuova.

“È importante ringraziare. Perché?” – ha chiesto don Alberto ai suoi interlocutori. “Chi non ringrazia, cosa fa di male?” ha quindi incalzato, scegliendo poi un esempio concreto per fare chiarezza.

“Se qualcuno mi chiede un piatto di pasta, lo prende e se ne va, il vero problema è il suo! Dire grazie significa scoprire che l’altro ha una cosa buona, e così – magari – il giorno dopo ritorno!”.

Uscendo dall’esempio – ha proseguito il parroco – quello che ci insegna il Vangelo è che spesso non sappiamo riconoscere il bene.

I nove lebbrosi che non hanno ringraziato Gesù sono ricaduti infatti negli affanni della loro vita di prima. Il decimo invece -  proprio il samaritano, uno “straniero” - tornando da Gesù è come se avesse detto: ”Ti ringrazio, perché mi hai dato una vita nuova”. 

Una vita in cui si diventa capaci di riconoscere il bene che gratuitamente ci viene donato.

Eucaristia in greco vuol dire "ringraziamento" – ha sottolineato don Alberto, aggiungendo che “ogni domenica insieme ripetiamo questo grazie”.

E proprio così scopriamo che la vita - uniti a Gesù - è bella sempre, davvero.Dire grazie

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