Battesimo infusione adultoOggi è un giorno molto speciale”. E davvero per la parrocchia è stata straordinaria la giornata di domenica, festività dell’Ascensione del Signore. Un momento in cui si sono sommate per la comunità numerose  ragioni di gioia.

Cosa si festeggia? “L’Ascensione è quando Gesù sale al cielo”, ha risposto Lucio alla domanda di Don Charles, durante il dialogo tra i ragazzi del catechismo e il sacerdote che si tiene ogni domenica durante la Messa delle 10.

“Gesù si è fatto carne nel seno della Vergine Maria e, quando torna in cielo, è diverso - ha spiegato Don Charles, perché - torna dal Padre in spirito e corpo”.  E così, unendoci alla sua salvezza, “ci dà una speranza forte”.

“Speranza”. Davvero la parola giusta per introdurre il rito battesimale che è stato poi celebrato da Don Alberto nel corso della funzione. A ricevere il Sacramento è stata una giovane della parrocchia, Anastasia, diventata pienamente “parte della comunità”, come ha chiarito il parroco.

I segni del Battesimo hanno comunicato a tutti e in modo evidente la natura di questo passaggio: dall’olio dei catecumeni, segno di salvezza, all’acqua – simbolo della morte e quindi della nuova vita ricevuta in Cristo - fino al crisma profumato e alla veste bianca, “segno della nuova dignità”, come ha affermato Don Alberto, raggiunta attraverso il Sacramento.

Mentre la luce della candela - accesa al cero pasquale – ha testimoniato che Anastasia è “diventata luce in Cristo”.

La dimensione comunitaria del Sacramento si è tradotta anche nella partecipazione al rito di tutti i ragazzi del catechismo, che hanno riconfermato la propria fede rispondendo insieme ad Anastasia alle domande del parroco.

E in quel momento tutti noi presenti ci siamo sentiti parte di un cammino di salvezza, immeritatamente bello e intessuto di speranza. Capace di renderci luminosi, candidi, rivestiti di dignità. In una parola, popolo di Cristo.

Quante orecchie abbiamo? Una per sentire e una per lasciar correre”. Con questa battuta scherzosa Don Mirco  ha introdotto il Vangelo di domenica scorsa, la sesta dopo Pasqua, durante la Messa dei bambini.orecchio-conchiglia

Il messaggio che ci ha affidato Gesù è invece molto chiaro:“Se uno mi ama, osserverà la mia parola”. E così – ha sottolineato Don Mirco - se anche il nostro udito può essere talvolta un po’ distratto,  “abbiamo un solo cuore”, capace di eliminare i rumori di sottofondo e ricevere in pieno l’annuncio del Signore.

“Ascoltare vuol dire fare propria la Parola di Gesù”, ha chiarito Don Mirco, cappellano del Forlanini e amico della Parrocchia di via Donna Olimpia.

Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi”. L’eredità, il testamento di Gesù è proprio la pace: tutt’altro che un sentimento vacuo e sdolcinato, ma un cammino impegnativo, una sfida che si rinnova giorno dopo giorno.

“Nel mondo ci sono più nemici che amici, ma noi siamo chiamati a costruire ponti di comunione. È difficile, ma in questo ci aiuta Gesù e lo Spirito Santo”, ha chiarito Don Mirco, citando le parole di Papa Francesco.

E proprio lo Spirito Santo – ha  promesso il Signore ai discepoli nel brano del Vangelo di Giovanni ascoltato -  “vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io ho detto”.

Con un maestro simile a indicarci la direzione, come potremo temere – anche se siamo un po’ duri d’orecchi – di perdere la strada?

VI DO UN COMANDAMENTO NUOVOimage

Vi do un comandamento nuovo”. Gesù pronuncia queste parole in un momento molto particolare: è la vigilia della Passione, il momento in cui assegnare definitivamente la nuova direzione ai suoi apostoli riuniti nel cenacolo. 

Per rimarcare l’importanza decisiva del messaggio, questa domenica - la quinta dopo Pasqua - Don Charles ha chiesto ai ragazzi del catechismo e all’assemblea tutta di leggere insieme ad alta voce il passo intero del Vangelo di Giovanni.

Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni con gli altri”, dice Gesù. Non un amore qualsiasi, perché “la parola amore viene usata anche in tante situazioni poco amorevoli”, ha ricordato Don Charles. L’esempio dell’amore cui dobbiamo ispirarci è proprio Gesù. Seguire la sua direzione vuol dire incamminarsi lungo una strada a volte impervia, che non ci permetterà mai di “chiuderci nel nostro cerchio, pensando di avere la coscienza a posto”, come ha chiarito Don Charles. 

Il modello – come precisa padre Ermes nella sua omelia citata questa settimana nella brochure “Adorazione Eucaristica Pereptua” curata dal diacono permanente Gianenrico – è improntato allo “stile unico”, "all'eleganza gentile e alla creatività” con cui Gesù ha saputo amare tutti, dal discepolo più attento fino agli ultimi dei peccatori.

Questo siamo chiamati a fare e in questo daremo prova di essere davvero parte del gregge di Gesù: “Se avete amore gli uni per gli altri”.

Chi è il pastore?”. Si parte da qui - una domanda semplice -  per  illustrare ai bambini e ai ragazzi del catechismo il denso percorso proposto dalle Scritture di domenica, la quarta dopo Pasqua, dedicata alla figura del Buon Pastore.

È Maria Chiara la prima a prendere la parola e a rispondere a Don Charles durante l’omelia della Messa dei bambini. Il Vangelo ascoltato è quello – impegnativo, dottrinale – di Giovanni.

pecora bambinaIl pastore è uno che porta il gregge a mangiare”. Brava  Maria Chiara, hai fatto centro! Il messaggio che emerge attraverso le letture si incentra infatti su due filoni tematici: Gesù buon pastore e l’universalità della salvezza di Dio.

“I profeti dell’Antico Testamento hanno annunciato questa universalità - sottolinea Don Charles rivolgendosi ai suoi piccoli interlocutori – ma quando arriva Gesù le cose iniziano a cambiare: con la Pentecoste ha inizio la predicazione”.

La prima lettura, un brano degli Atti degli Apostoli, racconta proprio le origini storiche di questo cambiamento, quando – come chiarisce Don Charles - “Paolo e Barnaba si trovano ad Antiochia per predicare il Vangelo agli ebrei, ma questi non prestano loro ascolto”. E il messaggio comincia a rivolgersi a tutti, giudei e pagani. Senza interruzioni, attraverso il tempo: dalle genti di allora, fino ad arrivare a noi oggi e a chi ci seguirà dopo di noi.

La dimensione dell’universalità della salvezza si proietta anche nel futuro con la seconda lettura, un brano dell’Apocalisse, con la rappresentazione dell’Agnello tra la schiera dei giusti, quando – come recita il testo - “Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi”.

Gesù è il pastore di tutti i popoli della terra, universale e per sempre. “Nel testo di Giovanni – ricorda Don Charles – vengono usati quattro verbi per tradurre i rapporti di vicinanza tra il Signore e il suo gregge: le sue pecore ascoltano la sua voce, Gesù leconosce, loro lo seguono”.

E infine, l’annuncio che viene rivolto a tutti noi: “Io do loro la vita eterna”.

In questa sequela si compie il cammino di salvezza offerto a ogni uomo. Un cammino possibile, se ci lasciamo guidare con la fiducia e la dolcezza che Gesù ci chiede

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