E' iniziato l'Anno santo della Misericordia.

Papa Francesco lo ha aperto a Bangui nella Repubblica Centrafricana, il 29 novembre scorso, poi l'8 dicembre ha aperto la porta santa a Roma, nella nostra città, nella Basilica di San Pietro. 

Per prepararci e comprendere meglio il giubileo, in parrocchia abbiamo messo una porta simbolica, dove poter fare un piccolo percorso, anche più volte. E' pensato per prepararci a vivere meglio il Giubileo della Misericordia, per imparere di più a vivere la Misericordia.

Sia per sentirci destinatari di questo sentimento così bello e delicato, sia poterlo noi vivere con coraggio e generosità.

Ecco la nostra porta:

Sito Giubileo 01

 

Vedi il primo passo del nostro percorso

Dovete sapere che questa storia è lunga: circa un anno fa, era febbraio del 2014, mi avevano detto che si poteva partecipare come parrocchia alla messa mattutina di papa Francesco, con una rappresentanza della parrocchia di 25 persone. Era una bella opportunità. Mi chiedevo però, con un numero così ristretto, chi potesse rappresentarci dal papa. Contemporanemaente sia il papa che tanti nella chiesa sottolineavano e lo sottolineano ancora l'importanza di curare bene i piccoli: bambini, ragazzi, adolescenti ... così incontrandomi con i catechisti è maturata l'idea di andare con il catechismo, visto che eravamo circa quel numero richiesto.

Il percorso e l'attesa sono state lunghe, poi alla fine ci è stato proposto il 14 novembre come data per recarci lì, e così con tutti i ragazzi e bambini che avevamo coinvolto all'inizio e ci avevano seguito durante questa attesa, siamo andati la mattina presto dal papa. Arrivati lì abbiamo creato un po' di difficoltà agli organizzatori, perché, non lo sapevo, ma nessun catechismo era mai stato lì la mattina, sempre le parrocchie erano andate con rappresentanze di adulti, così era la prima volta che papa Francersco celebrava la Messa con un piccolo gruppo di bambini.

Lui è stato molto contento e ha fatto una omelia facendo le domande a noi e ascoltando le nostre risposte. Questa cosa ha attirato l'attenzione di molti ed anche due giornali quotidiani (L'Osservatore Romano e Avvenire) hanno commmentato questa omelia del papa, che in questo modo è diventata un po' famosa.

Ultimo sviluppo della nostra avventura è stato andare a finire in un terzo giornale, una rivista settimanale per la precisione, in questa rivista dal titolo "A sua immagine" c'è un inserto: "Le storie a fumetti di papa Francesco", che prendendo fatti della vita del papa, li racconta attraverso i fumetti. E' così che la nostra avventura è stata disegnata e raccontata nel modo che vedete sotto e che pubblichiamo con il genitle permesso della rivista. Chi lo avrebbe mai immaginato che Santa Maria Madre della Provvidenza sarebbe mai diventata un fumetto? 

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Mi è arrivata questa email da Diego, prima di partire per l'America mi ha raccontato del suo progetto, vi passo la sua prima riflessione sulla esperienza che sta vivendo. 


Caro Don, 

inizio oggi a mandare degli aggiornamenti via email dal mio blog sull'esperienza lavorativa a Milwaukee come community organizer. Non ne abuserò, ma spero di fare cosa gradita condividendo questo mondo poco conosciuto che riesce a fare cose incredibili e a rendere davvero viventi gli ideali della democrazia. Mentre partecipo a quello che succede qui non riesco a fare a meno di prendere appunti e far lavorare il mio bisogno di raccontare.

Un caro saluto.

La cosa più radicale che insegnamo
Diego 2014
 
Kathleen Patròn, community organizer di Common Ground 

Siamo nel collegio di sole donne Alverno creato da un ordine religioso di suore nel 1887. Tutti gli ingredienti per apparire come un luogo tradizionalista. E’ l’opposto. Non ci sono voti alla fine dell’anno né per gli esami. Le allieve sono chiamate a valutare gli insegnanti e i programmi attraverso discussioni aperte. Solo il 30% delle allieve è cattolico, il resto di altre fedi o non credente. Ci sono organizzazioni sia degli insegnanti che delle allieve apertamente femministe. Incoraggiano la partecipazione politica. E hanno anche un corso di community organizing.

Lo insegna Kathleen a volte. La prima volta che l’ho accompagnata a una lezione, nelle presentazioni iniziali (un rito immancabile in qualsiasi riunione organizzata dalla IAF) un’allieva ci dice che da grande vuole fare la presidente degli Stati Uniti. La rivedo poi all’assemblea pubblica convocata da Common Ground lo scorso 19 ottobre e alla valutazione successiva. Giorni dopo siamo di nuovo alla sua università in attesa di un incontro con una docente. Lei vede Kathleen e si avvicina subito. “Ci sono un sacco di cose che non mi sono piaciute all’assemblea. Ero molto delusa e molte altre persone lo erano”. Kathleen la guarda in modo del tutto aperto e le chiede: “interessante. E perché?”. Lei inizia a dirle che non era riuscita a intervenire nella valutazione. Che l’uomo che la conduceva non era interessato agli input, solo a dire il suo punto di vista. Che le slide non funzionavano e non si vedevano. Che c’era troppa religione e sembrava che volesse essere imposta ai presenti, tanto che un’amica che era con lei se n’era andata.

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