Domenica 20 novembre, solennità di Cristo Re dell’Universo. “Ma che tipo di re è Gesù?”, ha domandato don Alberto ai bambini e ai ragazzi del catechismo durante la Messa delle 10.

Perfino nell’antico Egitto, dove la schiavitù era all’ordine del giorno – ha ricordato il parroco – “un giorno gli schiavi organizzarono uno sciopero contro il faraone per chiedere dell’unguento per proteggersi dal forte sole che li angustiava durante il lavoro”.

Nessun re, nessun governante tra gli uomini può fare nulla senza il consenso – più o meno libero - del suo popolo. Anche Gesù vuole il nostro consenso, ma non ci obbliga, lui è un re che chiede, cerca con forza la collaborazione della sua gente. E anche per questo è amato, al contrario dei capi del sinedrio e dei farisei, che – come ricorda il Vangelo di Luca del giorno – lo deridevano mentre era in croce, dicendogli:. “Ha salvato altri! Salvi se stesso”. Sapienti solo a parole, maestri di una perfezione impossibile, tutta esteriore.

Al termine della Messa, durante l’intera giornata di domenica, è stata organizzata nel portico una vendita di torte e dolci – bellissimi, oltre che buoni – preparati dai parrocchiani per poter sostenere le tante attività che ruotano intorno all’oratorio di via Donna Olimpia.

Un bel momento di partecipazione per invitarci a condividere sempre più, anche nella gioia festosa di un dolce, il cammino che ogni giorno Gesù – il nostro re preferito - ci chiede di compiere.Tipi di corona

SicomoroDomenica 30 ottobre il Vangelo ci ha presentato la figura di Zaccheo, “un uomo con un nome che oggi non si sente più spesso – ha sottolineato don Alberto, rivolgendosi ai bambini e ai ragazzi del catechismo durante la Messa delle 10.

“Era una persona che faceva un lavoro non visto bene: voi sapete cosa sono le tasse?”. I giovani interlocutori del parroco si sono lanciati in tentativi di spiegazione anche creativi, originali, per inquadrare questa figura centrale – un pubblicano - per comprendere il modo di agire di Gesù nei confronti di tutti noi.

“Zaccheo aveva un’altra caratteristica: era piccolo di statura. Era così basso che, anche saltando tra la folla, non riusciva a vedere Gesù”, ha proseguito don Alberto, tanto che, pur di vederlo, decise di arrampicarsi su un albero.

“Era un uomo cattivo, disonesto, ma voleva vedere Gesù”. E cosa fa per tutta risposta Gesù, tra lo sconcerto delle persone “per bene”? Gli rivolge una proposta precisa: “Scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua”.

Anche oggi Gesù “non guarda se siamo buoni o cattivi”, ma risponde al nostro desiderio di incontrarlo.

“Se rimaniamo nascosti tra la folla, no”, ha chiarito don Alberto. Ma se lo cerchiamo con forza e siamo disposti anche a sfidare la vergogna – “immaginate cosa avranno detto a Zaccheo mentre si arrampicava sull’albero!”, ha aggiunto il parroco, “lo avranno apostrofato con qualcosa tipo il nostro "a tappetto!”– la risposta arriva sicura.

“Quando noi ci esponiamo - davanti a una cosa grande – Gesù ci risponde sempre”.

Domenica 16 ottobre, festa della parrocchia di via Donna Olimpia. Con un calendario anche quest’anno fitto di iniziative e appuntamenti, scanditi dalle Sante Messe e aperti all’incontro e alla preghiera comunitaria.

Già, perché quest’anno l’accento è stato posto con forza proprio sul senso di appartenenza dei parrocchiani alla medesima comunità, dove ciascuno è portatore di un carisma particolare perché – come ha chiarito Don Alberto durante l’omelia della Messa del mattino – “la nostra disposizione per vivere in comunità è accettare di essere servi”.

Il Vangelo di Giovanni narrava proprio l’episodio delle Nozze di Cana, in cui la trasformazione dell’acqua in vino “non è una cosa straordinaria, ma è esattamente per te. È un segno: tu non hai più qualcosa e Dio te la dà”. Un episodio in cui Gesù – ha proseguito il parroco – “ha coinvolto i servi”, come si vede anche raffigurato nell’abside della chiesa, con i servitori del banchetto nuziale intenti a versare l’acqua miracolosamente trasformata dalle anfore di pietra.

Don Alberto ha quindi richiamato l’attenzione degli ascoltatori sulla duplice valenza della parola “servire”, che indica tanto la funzione propria del servitore, quanto “l’essere utile”.

“Servire ha una sua fatica. Ma il Vangelo ci dice che i servi hanno permesso la felicità della coppia che celebrava il suo matrimonio, che - tra l’altro - segna l’inizio di un servizio”, ha aggiunto Don Alberto.

Come in una catena, nella comunità gli uni tengono per mano gli altri. E per non dimenticare che la capacità di tenuta non è un merito esclusivo delle nostre forze, nel foglio del vPorticoenerdì per l’Adorazione Eucaristica Perpetua della settimana il diacono permanente Gianenrico ha riportato la bella preghiera a Maria composta dall’amato parroco Don Pietro China: “O Madre della Provvidenza, aiuta la nostra comunità a diventare sempre più aperta, più unita, generosamente impegnata a costruire con tutti la civiltà dell’Amore”.

L’infiorata nel portico, la banda degli alpini, la bellissima processione puntellata di candele accese per le strade di Monteverde, seguita dalla cena insieme – sono stati altri accenti di una melodia perfetta. Quella di chi sa che ogni suo gesto può avere un senso, se posto al servizio del fratello.

Messa delle 10, don Alberto dialoga durante l’omelia con i bambini e i ragazzi seduti nei primi banchi insieme alle catechiste. Il Vangelo ascoltato è quello di Luca, racconto di come dieci lebbrosi abbiano chiesto a Gesù la guarigione, ma solo uno di loro – quello che “si prostrò davanti a ai suoi piedi per ringraziarlo” abbia davvero ricevuto in dono una vita nuova.

“È importante ringraziare. Perché?” – ha chiesto don Alberto ai suoi interlocutori. “Chi non ringrazia, cosa fa di male?” ha quindi incalzato, scegliendo poi un esempio concreto per fare chiarezza.

“Se qualcuno mi chiede un piatto di pasta, lo prende e se ne va, il vero problema è il suo! Dire grazie significa scoprire che l’altro ha una cosa buona, e così – magari – il giorno dopo ritorno!”.

Uscendo dall’esempio – ha proseguito il parroco – quello che ci insegna il Vangelo è che spesso non sappiamo riconoscere il bene.

I nove lebbrosi che non hanno ringraziato Gesù sono ricaduti infatti negli affanni della loro vita di prima. Il decimo invece -  proprio il samaritano, uno “straniero” - tornando da Gesù è come se avesse detto: ”Ti ringrazio, perché mi hai dato una vita nuova”. 

Una vita in cui si diventa capaci di riconoscere il bene che gratuitamente ci viene donato.

Eucaristia in greco vuol dire "ringraziamento" – ha sottolineato don Alberto, aggiungendo che “ogni domenica insieme ripetiamo questo grazie”.

E proprio così scopriamo che la vita - uniti a Gesù - è bella sempre, davvero.Dire grazie

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