Cosa fare dopo che il fratello che stiamo evangelizzando ha fatto il primo affidamento a Gesù.

 

Nel corso Eav (Evangelizzare l’ambiente di vita) abbiamo visto il processo di evangelizzazione di un fratello facente parte del nostro oikos. Il processo di evangelizzazione lo abbiamo rappresentato con un fiore.

Il gambo rappresenta la preghiera che porta nutrimento ,sostegno a tutto il processo (fiore)e i petali del fiore rappresentano gli step del processo ( oikos,servizio,condivisione,ascolto,spiegazione,affidamento) Dopo l’affidamento é importante invitare   il fratello ad un ritiro di rinnovamento della vita (perché possa accogliere Gesù e il dono dello SS con rinnovata profondità); Il fratello sarà aiutato a rinnovare la propria vita spirituale anche partecipando ad uno stabile cammino comunitario (cammino di crescita cristiana per l’evangelizzazione di coloro che sono ancora lontani dalla fede )

Nella nostra parrocchia è stato adottato , seguendo gli insegnamenti del Santo padre e del sinodo diocesano di sviluppare le piccole comunità , un metodo per questa crescita cristiana che si chiama metodo delle cellule parrocchiali di evangelizzazione.

Cioè dopo aver aiutato un fratello ad affidarsi al Signore lo invitiamo ad entrare in una cellula per fare questo cammino di crescita.

Ma è proprio indispensabile entrare in una cellula ? Certo che no.

Diciamo subito che la cellula non è l’unica via di Salvezza ; noi seguendo il processo di evangelizzazione preghiamo,serviamo il fratello,condividiamo con lui la nostra fede,diamo a lui delle risposte alle sue domande su questioni di fede (aiutandolo quando è necessario a parlare con un sacerdote) facciamo tutto questo perché il fratello accolga Gesù e poi entri attivamente nella comunità cristiana e cresca poi spiritualmente ,frequentando i sacramenti e ed accettando anche lui il mandato di evangelizzatore.

La cellula però ,per completare ed attuare questo processo di evangelizzazione ,è un dono un aiuto immenso,perché come vedremo permette di sperimentare la gioia della fraternità e il sostegno dei fratelli ,di fare una vera crescita nella fede e nel desiderio di mettersi al servizio. La cellula sta in mezzo tra l’affidamento a Gesù e l’inserimento nella comunità eucaristica domenicale ed è quindi l’ideale per chi ha incontrato Gesù ma non è ancora pronto ad entrare in una comunità più grande come è la parrocchia..

La cellula è una grazia per gli ultimi arrivati .Chi ritorna alla chiesa dopo anni è come un bambino appena nato ,ha bisogno di una cura speciale ,ha bisogno di una piccola famiglia che lo aiuti a nutrirsi ,a camminare.

Abbiamo pensato quindi che la cellula possa essere un ulteriore passo nel processo di evangelizzazione e quindi abbiamo aggiunto al fiore  un petalo  con scritto "cellula"

Nel corso Eav I sette momenti dell’incontro di cellula sono stati presentati facendo un incontro nelle case e sono illustrati nelle schede A//B e C preparate da don Alberto e consegnate ai partecipanti.

Può essere utile ricordarci che cosa è una cellula di evangelizzazione parrocchiale.(riferimento al “Corso leader “di don Piergiorgio Pierini “)

Una “cellula” è un piccolo gruppo in costante moltiplicazione, al cui interno esistono relazioni di oikos, che ha lo scopo di evangelizzare, fare discepoli e svolgere il proprio ministero attraverso relazioni quotidiane.

 

-Distinzione fra gruppo e cellula.

Gruppo può accogliere persone a livello a cui è giunto .Cellula si china sull’ultimo arrivato perché orientata all’evangelizzazione

-La maggior parte della cellula è svolta fuori degli incontri ; l’evangelizzazione fatta dai membri viene condivisa nell’incontro in cui si trova forza

-Piccola quindi c’ è spazio per condividere ed approfondire.

- Come un organismo mono cellulare si può moltiplicare non appena ha raggiunto una certa dimensione .La moltiplicazione perette di raggiungere nuove persone nuove case al tempo stesso mantenendo il vantaggio di essere piccola.

-nella cellula esistono relazioni di oikos ,non ne fanno parte persone che fanno attività a fasce(giovani,anziani,coniugi,).In ogni cellula ci possono stare istruiti o meno,poveri e ricchi, tutto il popolo di Dio anche se in passato è stato conosciuto per la sua vita non specchiata ed i suoi comportamenti non irreprensibili.

- Ministero ecclesiale :

La cellula è una specie di “chiesa di vicinato”, perché in essa si svolgono molte funzioni della Chiesa, molti ministeri ecclesiali. Attraverso la cellula e il ruolo dell’animatore , il pastore della comunità segue spiritualmente i fedeli affidatigli, li alimenta con il solido nutrimento della Parola di Dio, li forma nella fede perché siano veri discepoli del Signore e li abilita all’evangelizzazione.

Nella cellula ognuno trova il suo spazio per mettersi a servizio dei fratelli, con amore e umiltà.

-Come avvengono le crescite spirituali nella cellula.

La preghiera spontanea nella cellula aiuta la crescita del rapporto di amore con Dio. entrando in intimità con Lui.

Non c’è intimità se non c’è reciproca conoscenza..quindi siamo spinti a conoscere di più Dio ad iniziare un cammino di approfondimento della nostra identità di fede

La condivisione di Gesù e l’approfondimento in cellula già aiutano ad allargare la visione e ed i contenuti della fede.

Non è solo approfondire i contenuti della fede ma anche vivere in maniera coerente questi contenuti. .(lettera di Giacomo” a cosa serve la fede se anche la fede non è seguita dalle opere)quindi Dare e ricevere sostegno nella cellula e poi negli ambiti della vita

Addestramento altri evangelizzatori

-Per l’evangelizzazione in una cellula è importante la presenza di un co-leader che affianca il leader aiutandolo nella crescita della cellula e che si forma tenendosi pronto ad assumere la responsabilità della cellula figlia dopo una moltiplicazione.

La formazione del co-leader viene fatta dal leader ed attraverso corsi specifici

Crescere nella capacità di condividere Gesù con gli altri .Il gruppo è una palestra di condivisione;c’è una educazione vicendevole alla fede.

-In cellula si comincia a vivere quello che il Signore ci ha comandato:che vi amiate gli uni ,gli altri. ,quindi Crescere nell’amore reciproco;

la cellula dove ci conosciamo bene nei pregi e difetti è una buona palestra per poi entrare nella comunità più grande .)-Svolgere un ministero nel corpo mistico della Chiesa)Nella cellula si svolgono servizi sotto la guida dell’animatore e ci prepariamo a farlo anche nella parrocchia sempre con lo spirito di non cercare la nostra gratificazione appropriandosi dell’attività,ma in spirito di obbedienza di svolgere i servizi indicati dal parroco e dai responsabili.

 

PAPA FRANCESCO E LE CELLULE

 

Nel 2015 Papa Francesco ha incontrato in settembre in Vaticano le Cellule parrocchiali di Evangelizzazione in occasione del riconoscimento definitivo che era venuto nel maggio di quell’anno dopo il riconoscimento provvisorio ad experimentum avvenuto nel 2009.

 

( Papa Benedetto XVI durante il Convegno Diocesano di Roma nel 2009, invitò a dar vita ai piccoli gruppi in ogni parrocchia, per annunciare Cristo, ci confermò così nel metodo delle Cellule, di incontrarci per piccoli gruppi.)

 

Papa Francesco ha detto ,fra l’altro,nel suo discorso ai membri delle cellule”voi avete la vocazione di essere un seme mediante il quale la comunità parrocchiale si interroga sul suo essere missionario e per questo sentite irresistibile dentro di voi la chiamata ad incontrare tutti per annunciare la bellezza del Vangelo .Con il vostro impegno quotidiano e in comunione con le altre realtà ecclesiali,voi aiutate la comunità parrocchiale a diventare una famiglia in cui si ritrova la ricca e multiforme realtà della Chiesa.

 

Incontrarsi nelle case e condividere la gioia e le attese che sono presenti nel cuore di ogni persona ,è una esperienza genuina di evangelizzazione che assomiglia molto a quanto avveniva nei primi tempi della chiesa. Lo ricorda san Luca negli Atti degli Apostoli(2,46-47)”

 

 In questi anni abbiamo sperimentato che la cellula permette di dare un volto concreto al Vangelo vissuto, nella comunità, nel servizio e con una autentica e verificabile crescita spirituale ed espansione missionaria

 

 

SCHEDA H

 

I vantaggi delle cellule

 

Ecco alcune caratteristiche che aiutano questi gruppi ad essere missionari.

1. È flessibile

Poiché la cellula è un piccolo gruppo, può facilmente cambiare le sue procedure o il suo funzionamento per venire incontro a situazioni mutevoli o raggiungere diversi obiettivi. Grazie alla sua informalità ha poco bisogno di rigidi schemi di operazioni. È libera di essere flessibile per quanto riguarda il luogo, i giorni di incontro, gli orari, la frequenza e la durata dei suoi incontri. Si può sciogliere senza compromettere la Chiesa istituzionale. Queste cose, virtualmente, non possono essere dette di nessun altro aspetto dell’organizzazione religiosa.

2. È mobile

Un piccolo gruppo come la cellula può incontrarsi in casa, in ufficio, in negozio o in qualsiasi altro posto. Non è legato a quell’edificio nella tale via che chiamiamo “chiesa”. Può essere dove la gente vive (o dove lavora, studia e si ritrova) e non ha bisogno di persuadere i nuovi ad entrare in un ambiente a loro estraneo.

3. È inclusiva

Una cellula può dimostrare una grande disponibilità ad accogliere gente di tutti i tipi. In una stessa cellula ci può essere una persona colta e una semplice, un giovane e un anziano, un ricco e un povero, qualcuno che frequenta da molto tempo e qualcuno che si sta avvicinando alla Chiesa, chi vive in pienezza sacramentale e chi è in situazioni problematiche.

4. È personale

I rapporti umani soffrono spesso di “impersonalità”, spesso sono troppo rapidi, troppo professionali e superficiali, poco significativi. Ma in un piccolo gruppo la singola persona incontra un'altra persona; i rapporti avvengono a livello personale. Questo è il motivo - per quanto contraddittorio possa sembrare - per cui un piccolo gruppo, meglio di qualsiasi mezzo di comunicazione, può realmente raggiungere più persone.

I mass-media raggiungono milioni di persone superficialmente ma ben poche in profondità. La Chiesa dovrebbe usare tutte le forme di comunicazione possibili. Tuttavia, per proclamare un Gesù che parli personalmente all’uomo, niente può sostituire il rapporto personale e la vita in comunità.

Quando parli personalmente di Gesù ad una persona, testimoniando la Sua presenza nella tua vita, allora ti accorgi che Gesù inizia a parlare al cuore di chi ti ascolta.

È un complesso organico con costante riferimento al Pastore in cui tutte le parti hanno relazione e dipendenza reciproca: attraverso un’apposita struttura esso concorre allo sviluppo di quel corpo vivo che è la Chiesa.

5. Può crescere

Un piccolo gruppo produce effetti soltanto quando mantiene piccole dimensioni, ma si può riprodurre facilmente. Può moltiplicarsi come gli organismi cellulari in due, quattro, otto o più parti a seconda della sua vitalità.

6. Può essere un effettivo mezzo di evangelizzazione

L’evangelizzazione che otterrà i risultati più positivi sarà quella che userà piccoli gruppi come sua metodologia di base. Scoprirà che il piccolo gruppo fornisce l’ambiente migliore in cui una persona assente da molto tempo dalla Chiesa, possa udire l’annuncio dell’amore di Dio, la persuasiva e convincente voce dello Spirito Santo e possa rinascere spiritualmente attraverso la fede. Scoprirà che la fede è contagiosa quando lo spirito di solidarietà è genuino.

7. I suoi leader non necessitano di una preparazione professionale ufficiale

Molti membri della parrocchia che, non avendo una preparazione adeguata, non potrebbero mai dirigere un coro, tenere un insegnamento, o guidare un gruppo biblico, possono più facilmente diventare capaci di guidare un piccolo gruppo. Mentre occorre una guida molto competente per i quei ministeri, l’esperienza dimostra che i leader dei piccoli gruppi possono essere preparati nell’ambito della stessa parrocchia.

8. Ha grande adattabilità alla Chiesa istituzionale

Un piccolo gruppo non richiede una rivoluzione delle strutture della parrocchia. Piccoli gruppi possono sorgere senza scavalcare o lasciar fuori la vita della comunità, sebbene una vera aggregazione di piccoli gruppi nella globalità dei suoi ministeri necessiterebbe di alcune modifiche e potrebbe far sorgere, alla fine, delle domande sulle priorità. Il piccolo gruppo deve essere visto come componente della struttura parrocchiale e dei suoi ministeri e non come sostitutivo di ogni realtà già esistente.    

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Scheda G

 

La fisionomia Ecclesiale delle cellule

.

Le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione si iscrivono nel dinamismo del rinnovamento parrocchiale descritto da Giovanni Paolo II nella “Christifideles laici” ai nn. 26-27 come:

1° Comunità eucaristica. Nel decreto “Presbyterorum ordinis” al n. 5 si afferma: «L’Eucaristia si presenta come fonte e culmine di tutta l’evangelizzazione». Come fonte, l’adorazione eucaristica è la prima tappa del processo di evangelizzazione e, come culmine, i nuovi convertiti sono chiamati alla pienezza della vita sacramentale.

2° Comunità di fede. Le cellule sono un luogo di crescita nella fede attraverso la lode, la condivisione e l’insegnamento del pastore. «Le piccole comunità di base nelle quali i fedeli possano comunicarsi a vicenda la Parola di Dio ed esprimersi nel servizio e nell’amore sono vere espressioni della comunione ecclesiale e centri di evangelizzazione in comunione con i loro pastori» (Cfr CfL. 26).

3° Comunità organica. Le cellule sono legate organicamente tra loro mediante laici adeguatamente formati e nominati dal pastore. «Perché le parrocchie siano veramente comunità cristiane, le autorità locali devono favorire l’adattamento delle strutture parrocchiali ... soprattutto promuovendo la partecipazione dei laici alle responsabilità pastorali» (Cfr CfL 26).

4° Comunità missionaria. Le cellule, chiamate a crescere e a moltiplicarsi rispondendo al mandato missionario «Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura» (Mc 16,15), mettono in opera la pedagogia che corrisponde al processo di evangelizzazione descritto nella “Evangelii Nuntiandi” al cap. 2.

5° Comunità di carità. Le cellule sono luoghi di santità, di carità e di fraternità, luoghi di servizio per il rinnovamento della comunità. «La parrocchia non è principalmente una struttura, un territorio, un edificio; è piuttosto la “famiglia di Dio”, come una fraternità animata dallo spirito di unità, è una “casa di famiglia fraterna e accogliente”» (Cfr CfL 26).

 

Il riconoscimento della Chiesa Il Pontificio Consiglio per i Laici ha riconosciuto, il 29 maggio 2009, le “Cellule Parrocchiali di evangelizzazione” come strumento valido per la Nuova Evangelizzazione delle parrocchie.

«Il Pontificio Consiglio accoglie con gioia questa realtà ecclesiale e sottolinea con il riconoscimento il buon lavoro svolto finora, confermando la validità del metodo e auspicandone la continuazione e la durata nel tempo» (Mons. Clemens 95)

95 S.E.R. Mons. Clemens, Presentazione del Decreto di Riconoscimento delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione, 29 maggio 2009.

Attraverso il Pontificio Consiglio, è la Chiesa stessa, nella persona del Santo Padre, che riconosce le Cellule come un valido strumento ecclesiale.

 

Ecco il significato del nome del nome dato a questa realtà di evangelizzazione(Sistema delle cellule parrocchiali).

 

E’ un sistema

E’ un complesso o con costante riferimento al pastore in cui tutte le parti hanno relazione e dipedenza reciproca:attraverso un’opposita struttura esso concorre allo sviluppo di quel corpo vivo che è la chiesa

Che sviluppa le Cellule

In biologia, la cellula è l’unità fondamentale, capace di vita autonoma e capace di dare vita attraverso un processo di moltiplicazione. Così la Cellula di Evangelizzazione è un piccolo gruppo, legato da relazioni di “oikos” (cioè da vincoli familiari, di lavoro, di amicizia, di interessi comuni) che si può moltiplicare appena raggiunge una certa dimensione. A questo punto il gruppo (“cellula madre”) dà vita ad un nuovo gruppo (“cellula figlia”).

√ Come articolazione della Parrocchia

Il tessuto in cui si innesta il Sistema delle Cellule è proprio ed esclusivamente la Parrocchia, definita dalla Christifideles Laici:

«Comunità di fede e comunità organica... nella quale il parroco – che rappresenta il Vescovo diocesano – è il vincolo gerarchico con tutta la chiesa» (CfL (n. 26).

√ Allo scopo di Evangelizzare

Come ammonisce Paolo VI nella Evangelii Nuntiandi n. 14, «la Chiesa esiste per evangelizzare». Così la cellula, comunità di mediazione tra la famiglia e la Parrocchia, ha come fine l’evangelizzazione, riscoprendo ed attualizzando questa chiamata fondamentale: condividere Gesù con gli altri. Giovanni Paolo II ribadisce con forza:

«Nessun credente in Cristo, nessuna istituzione della Chiesa può sottrarsi a questo dovere supremo: annunziare Cristo a tutti i popoli» (RM 3).

 

-Nel decreto costitutivo del Sistema delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione si legge:”l’idea che ispira le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione è quello di offrire ,con l’aiuto della Grazia Divina,occasioni di conversione personali e comunitarie,nella consapevolezza che l’evangelizzazione è la vocazione propria della Chiesa(san Paolo VI Esortazione Apostolica post sinodale Evangeli Nuntiandi N° 4) .

 

Questa consapevolezza è da trasmettere ai fedeli laici che per loro appartenenza alla

Chiesa nel Sacramento del Battesimo possiedono la vocazione e la missione di essere annunciatori del Vangelo(san Giovanni Paolo II Esortazione Apostolica post sinodale Christifideleslaici) e sono quindi chiamati rinnovare la loro appartenenza alla parrocchia in modo di farla divenire una comunità ardente di fede e proiettata all’evangelizzazione dei lontani. “

 

-Papa Benedetto XVI esprime così, la radicalità di questo compito essenziale della Chiesa, nel 2011, disse: “Tutto nella Chiesa è al servizio dell’evangelizzazione: ogni settore della sua attività e anche ogni persona, nei vari compiti che è chiamata a svolgere. Occorre, pertanto, prestare particolare cura affinché tutti i settori della pastorale, della catechesi, della carità siano caratterizzati dalla dimensione missionaria: la Chiesa è missione». (Papa Benedetto XVI, 14 maggio 2011 ai rappresentanti delle Pontificie opere missionarie).

Ancora nel decreto costitutivo leggiamo: le cellule sono composte da piccoli gruppi di fedeli laici legati da rapporti familiari,di lavoro,di amicizia ed interessi comuni..che si riuniscono settimanalmente nelle loro case al fine di approfondire la loro fede ed evangelizzare ,incoraggiando gli evangelizzati a divenire a loro volta evangelizzatori,seguendo la chiamata che Gesù rivolse agli Apostoli “E strada facendo ,predicate che il regno dei cieli è vicino”.(Mt 10,7)

 

Papa Francesco nell’Evangelii Gaudium, dice che “Si tratta di portare il Vangelo alle persone con cui ciascuno ha a che fare” (Papa Francesco EG 127), descrivendo così in modo molto preciso la cerchia delle persone che le cellule desiderano raggiungere con il loro annuncio..

 

 

Chi è online

Abbiamo 78 visitatori e nessun utente online