Riportiamo l'intervista a don Pigi Presidente dell'Organismo Internazionale di Servizio del Sistema delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione , designato dal Papa missionario della Misericordia.L'intervista  è stata pubblicata su Zenith a cura di Luca Marcolivio

“Fare il Missionario della Misericordia? Né un onore, né un onere, è un dovere e una gioia!”

La testimonianza di don Pigi Perini, uno dei 1.071 sacerdoti designati da papa Francesco lo scorso Mercoledì delle Ceneri

 

Con i suoi 87 anni, don Piergiorgio (Pigi) Perini è uno dei più anziani, tra i 1.071 Missionari della Misericordia che lo scorso Mercoledì delle Ceneri hanno ricevuto il mandato da papa Francesco nella basilica di San Pietro.

Parroco fino al 2012 della splendida basilica di Sant’Eustorgio a Milano, don Pigi è noto in Italia – e non solo – per aver fondato nel 1986 le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione, qualcosa di più di un semplice movimento ecclesiale.

A colloquio con ZENIT, l’attempato ma dinamico sacerdote ambrosiano ha raccontato la sua emozione per l’investitura da Missionario della Misericordia.

Don Pigi si sente profondamente missionario nell’animo. È consapevole della scristianizzazione dell’Italia e dell’Europa e sa che, anche per questo, nello slancio apostolico non bisogna mai accontentarsi, perché Dio chiede sempre moltissimo ai suoi pastori e al suo gregge.

Don Pigi, ci vuole raccontare come sono nate le Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione?

La loro storia inizia nel 1986, quando ho iniziato a vivere un’evangelizzazione nuova. Quell’anno mi recai in Florida, lì visitai la parrocchia di St. Boniface, dove mi resi conto di aver trovato quello che cercavo e desideravo da molto tempo: una comunità viva, vivace, piena di voglia di evangelizzare. Tutti erano incaricati di Annunciare ed evangelizzarono anche me che stavo vivendo un momento di crisi di identità sacerdotale. Fu quindi un cambiamento radicale. Una volta tornato a Milano, tutti i parrocchiani notarono in me questo cambiamento e qualcuno pensò: “Don Pigi è diventato matto”… In realtà ero solo felice!

Come sono strutturate e come funzionano le Cellule?

Le cellule sono una metodologia pastorale che parte dalle persone vicine che ognuno di noi già conosce, ovvero coloro che frequentiamo tutti i giorni, il nostro oikos. Può trattarsi anche di persone lontane da Gesù, si inizia ad evangelizzarle: bisogna entrare nella loro vita, conoscerle bene, dando soluzioni a problemi o a domande che non sono state mai poste o irrisolte, portando semplicemente la propria esperienza dell’incontro con Gesù. Così, a poco a poco, la cellula inizia a crescere perché quel fratello per il quale mi sono speso in preghiera e servizio si sente amato da me e inizia a pensare di essere amato anche da Gesù, perciò visita una cellula e decide di restarvi, in quanto settimanalmente sperimenta in essa l’amore di Dio e quello dei fratelli in cammino come lui.

La base di inizio è di 8, massimo 10 persone. Lo scopo è quello di portare nuovi membri, in modo che quella cellula possa moltiplicarsi. Questa moltiplicazione porta a risultati a volte anche eccezionali

Pochi anni dopo, nel 1989, ci siamo resi conto che era necessario ripetere l’esperienza della Florida, anche con un seminario che inizialmente era europeo. Ne abbiamo fatti finora 26, accogliendo preti e laici che vengono da tutto il mondo. L’esperienza è diventata quindi internazionale, andando a toccare paesi problematici come il Medio Oriente o la Cina.

Mentre questo lavoro proseguiva, abbiamo avuto la gioia di ottenere dal Pontificio Consiglio per i Laici il riconoscimento pontificio della nostra esperienza, inizialmente ad experimentum per un periodo di 5 anni, e poi il 12 aprile 2015 quello definitivo.

In quanto Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione, siamo chiamati in prima persona a collaborare con il dicastero di monsignor Fisichella, con il quale stiamo lavorando da parecchio, per creare nuove forme di studio della nuova evangelizzazione stessa, lavorando in stretta sintonia.

Come ha accolto la sua designazione come Missionario della Misericordia?

Tre-quattro mesi fa ho ricevuto una lettera dal dicastero per la Promozione della Nuova Evangelizzazione che mi comunicava la richiesta del Papa. Non ho chiesto a nessuno di diventare Missionario della Misericordia. Il mio pensiero è stato: “Se ci avete pensato voi, vuol dire che lo vuole il Signore…”. Ho accettato l’invito con molto piacere, disponibilità e riconoscenza. Sono pronto a fare il mio dovere con molta gioia e molto impegno, nonostante la mia età avanzata.

Fare il Missionario della Misericordia è più un onore o un onere?

Non è né un onore, né un onere. È semplicemente un dovere da affrontare con serenità e impegno, perché affidatomi dalla Chiesa. È una gioia poter lavorare per il Signore, ho speso per Lui un’intera vita, pur con tante lacune e tante mancanze. Papa Francesco chiede spesso di pregare per lui: mi unisco a questa sua preghiera, chiedendola per me. Già ero stato a parlare con il Santo Padre in udienza privata, il 15 dicembre 2014. Discutemmo di tante cose, a partire dalla difficoltà a smuovere le parrocchie: giovani o vecchi, bisogna avere il coraggio di cambiare. Anche se ci costa tantissimo e ci impegna notte e giorno, i frutti della nostra evangelizzazione sono quel che vediamo: la religiosità cala, le presenze diminuiscono costantemente. Non possiamo accontentarci che ci siano dieci o cento persone di più. Ho imparato che, quando celebro la messa, calcolando se c’è più o meno gente, devo pensare agli assenti: allora ogni tentazione di orgoglio si azzera. Se ti metti di fronte a tutta la popolazione che ti è stata affidata, cosa sono 100 persone in più? Sono comunque pochissime. Ebbi modo di parlare con sacerdoti francesi, che in chiesa vedevano l’1%, massimo 1,5% di tutti i potenziali parrocchiani. In una parrocchia di una grande città portuale in Francia, alla messa di mezzanotte di Natale c’erano 12 persone. Com’è possibile, allora, non scoraggiarsi e non cercare qualcosa di diverso? Adesso lì ci sono due cellule.

Che ruolo hanno i laici nelle Cellule?

Con le Cellule non sono più io, parroco, che organizzo la pastorale da solo, ma con me lo fanno i fedeli laici impegnati in questo cammino di fede, che sono divenuti veri corresponsabili, a volte con una autorità delegata dal pastore. La preparazione degli evangelizzatori è un processo lungo e delicato, richiede un cambiamento di mentalità, in particolare per i sacerdoti.

50-60 anni fa, la stragrande maggioranza degli italiani era cattolica. Ricordo che il cardinale Ildefonso Schuster, che fu mio vescovo, mi disse: “Mi raccomando, conserva il gregge che ti affido”. Oggi, però, di gregge non c’è più nulla. Se ai tempi su 10mila abitanti, a non venire in Chiesa, ce n’erano mille, oggi la situazione è più che ribaltata, con parrocchie in cui non arriviamo al 10%: la cosa deve inquietarci!

C’è una frase bellissima del cardinale Basil Hume, che dice: “La parrocchia è un gigante addormentato”. “Gigante” perché presente in tutto il mondo, “addormentato” perché non ha più l’ansia dell’Annuncio. L’evangelizzazione è il grande compito della Chiesa e questo dovrebbe indurre i parroci ad affidare gli impegni importanti, ma non di loro stretta competenza, ai laici. Tanti di essi, uomini e donne, colti e semplici, giovani e adulti – hanno scoperto la bellezza di essere cristiani grazie al cammino settimanale della propria cellula, perché lì hanno vissuto la conversione del cuore suscitata dall’incontro personale con Cristo, l’unico capace di dare alla vita un nuovo orizzonte ed una nuova decisione. Un incontro mediato da testimoni credibili, che hanno riproposto l’esperienza dei primi discepoli: “Vieni e vedi” (Gv 1,46).

In tal senso non posso essere solo un “fiduciario” dello Spirito Santo. Io mi sento un “povero diavolo” che ha la gioia e il gusto di essere prete e che è amato dallo Spirito Santo. Gesù non è semplicemente il figlio di Maria o un “generico” salvatore. È l’amico di tutti i giorni che tu incontri e con cui tu parli. È Dio in Persona di cui fai esperienza, è il suo amore che ti tocca, è la sua misericordia che sempre ti abbraccia e che non vedi l’ora di far conoscere a tutti, annunciando che tu per primo lo hai incontrato, perché lo hai visto e udito.

Come saprete già, il nostro fratello Giustino è stato ordinato Diacono il 21 Novembre nella basilica di S.Giovanni in Laterano.Molti di noi hanno avuto l’opportunità di essere presenti quel pomeriggio;è stato un evento gioioso,di quella gioia vera che si manifesta quando Gesù è presente nelle nostre vite.

Il 18 dicembre alcuni di noi hanno potuto condividere con Giustino e sua moglie Adriana una veglia di preghiera in chiesa nella nostra Parrocchia e Domenica 20 Dicembre hanno potuto assistere alla presentazione di questo ministero fatta da sua Eccellenza Monsignor Salvadagi vescovo del settore ovest.

Al termine della Santa Messa Giustino ha letto una lettera di ringraziamento che riporto quì di seguito per quanti della comunità parrocchiali non erano presenti.

 

Rivolgo un ringraziamento personale mio e dei membri della cellula “Pietro” di cui facevano parte anche Adriana e Giustino.Iniziammo il cammino delle cellule parrocchiali di evangelizzazione il 6 maggio 1998 .Un ringraziamento particolare anche dai membri della cellula “Emmaus” di cui sono attualmente coniugi leader Adriana e Giustino.

 

 

Lettera di ringraziamento di Giustino, Diacono permanente della Diocesi di Roma

 

Domenica, 20 dicembre 2015

 

Buona sera a tutti, vi chiedo ancora qualche minuto, prima di continuare insieme questa festa consumando insieme un semplice pasto nei locali della parrocchia, per rivolgere ad alta voce, davanti al Signore e a questa comunità qui riunita, alcuni ringraziamenti.

 

1. Il mio grazie va anzitutto a Dio padre, a suo figlio Gesù Cristo e allo Spirito Santo, per i doni immensi, ora il ministero del diaconato, che hanno voluto dare ad un uomo peccatore e pieno di limiti come me.

 

2. Ringrazio quindi S.E. Mons. Paolo Selvadagi per la sua presenza e la sua benedizione e per la meditazione sulla Parola di Dio che ci ha donato.

 

3. Un affettuoso saluto e un ringraziamento ai presbiteri qui convenuti, a partire dal nostro Parroco don Alberto, a cui va il mio grazie per la guida che assicura alla nostra Comunità, per la presenza discreta e affettuosa e per il calore umano con cui ha seguito il cammino mio e di Adriana in questi anni; a don Gian Matteo a cui va la nostra riconoscenza per l’aiuto dato alla nostra crescita spirituale e per averci suggerito questo percorso vocazionale; a Mons. Nicola Filippi, Delegato Episcopale per il Diaconato permanente della Diocesi di Roma, per la testimonianza di fede e di particolare dedizione con cui svolge questo ministero. Desidero ricordare con gratitudine altri due sacerdoti importanti nella mia/nostra vita, mi riferisco a due presbiteri tornati alla Casa del Padre: a don Elio Simonelli parroco della Cattedrale di Spoleto in Umbria dove io e Adriana siamo cresciuti nel Gruppo giovanile Emmaus e a don Pietro China, parroco per molti anni qui a Santa Maria Madre della Provvidenza.

 

4. Un saluto e un affettuoso ringraziamento desidero rivolgerlo ai fratelli Diaconi di Roma, presenti o no questa sera; a GianEnrico diacono permanente da sette anni in questa nostra Parrocchia e per me prezioso aiuto anche in queste ultime settimane; ai confratelli Danilo, Graziano, Mario e Riccardo, ordinati con me appena lo scorso sabato 21 novembre – Festa di Cristo Re: il Signore ci ha fatto incontrare, prima per condividere intensi anni di formazione ed ora per operare con dedizione nella sua vigna come umili servi di ogni uomo.

 

5. Oltre a don Nicola che ho già citato, consentitemi di esprimere una particolare gratitudine ai diversi formatori (e alle loro spose), del Centro Diocesano per il Diaconato Permanente di Roma che in questi anni ci hanno seguito: Giovanni, Umberto che è già in cielo, Andrea, Armando, Gabriele, Luigi, Raffaele e Stefano. Alcuni di loro sono qui con noi. Tra il 2010 e il 2015, la Comunità del Diaconato ed in particolare i suoi formatori hanno assicurato anche a me e ad Adriana, con serietà, spirito di grande servizio, rigore e fraterna tenerezza, una preziosa opera di accompagnamento nel discernimento vocazionale per il ministero del diaconato.

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Domenica 18-10-2015 è iniziato il diciottesimo anno delle Cellule parrocchiali di Evangelizzazione nella nostra parrocchia. Ci siamo ritrovati in chiesa numerosi per partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia alle ore 11.30.

I ceri che ciascuna cellula accende all’inizio dell’incontro settimanale nelle case , a significare la presenza di Gesù che illumina il cammino della nostra vita, sono stati portati in processione all’altare prima dell’inizio della messa.

Un membro per ogni cellula ha depositato il cero ai piedi di un cartellone che rappresenta la vite, i tralci ed i frutti. I grappoli d’uva,i frutti , sono contrassegnati dal numero di una cellula e rappresentano tutte le cellule nate in questi diciotto anni.

Per alcuni dei membri delle cellule(18 persone) questo anno sarà anche il diciottesimo anno di partecipazione personale,per altri sarà il primo anno.

Questo anno è la prima volta che la nuova segretaria Giovanna ha guidato la processione con i ceri all’altare e questo è stato per lei motivo di grande emozione e di gioia.

Questo anno è un anno particolare perché il 12 aprile c’è stato il riconoscimento definitivo delle Cellule Parrocchiali di Evangelizzazione da parte della Chiesa. Papa Francesco ha voluto incontrare in una udienza particolare i membri delle cellule arrivati a Roma da tutte le parti del mondo.

In quella occasione il Papa ci ha ricordato che come membri delle cellule parrocchiali abbiamo ricevuto un carisma che non dobbiamo perdere.

Questo Carisma,lo sappiamo,è quello di evangelizzare nel nostro ambiente di vita accompagnando chi è lontano dalla chiesa in un cammino di conversione e crescita spirituale ed aiutandolo ad entrare come membro attivo nella Parrocchia assumendo un servizio ed accettando lui stesso il mandato di evangelizzatore.

Questo tema è stato ripreso dal nostro Parroco don Alberto Orlando nell’insegnamento donatoci la settimana successiva alla domenica 18 .In questo insegnamento siamo stati invitati a chiedere in preghiera di poter, ridando vivacità alla nostra vita cristiana, essere quel segno che guida gli altri e dare la testimonianza della presenza del Signore Gesù nella nostra vita  alle persone che affianchiamo accompagnandole nella ricerca di Lui.

Ci attende un anno per assolvere a questo compito!

Un pensiero ed una preghiera particolare per Giovanna,Rossana e Luigi che anche questo anno aiuteranno il Parroco a servire il sistema di cellule parrocchiali di S.Maria Madre della Provvidenza.

 

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