pani e pesci

 

Domenica 18 novembre. La pioggia annunciata lascia ben presto campo libero al sereno.Che fortuna per i tanti amici che affollano l'ingresso della mensa già a partire dalle 11.00, pur sapendo che l'attesa per entrare sarà lunga. Non ero mai stata all'accoglienza sulla porta e non sapevo neanche cosa occorresse fare. Del resto con tutti i problemi alla mano degli ultimi mesi, forse era il posto giusto per me.

Gli ospiti arrivano e dichiarano il nome (magari è solo un nome, uno qualsiasi). Florin, Ibrahim, Sacha si mescolano ai Tonino e Laura. Nomi vicini e nomi lontani. Meglio nomi di vicini e nomi di lontani. Tutti lì, davanti ad una porta chiusa. Nell'attesa si parla. Così Giordano racconta la sua vita. Il lavoro, i viaggi, poi la moglie, il cane. Volti e storie si mescolano. Hanno il potere di dilatare il cuore e accorciare il tempo dell'attesa.  Qualcuno racconta dell'infanzia, delle operazioni subite da bambino. Provo a fare sintesi nel mio animo. Malattie, incontri sbagliati, soluzioni di comodo generano emarginazione, solitudine, povertà. Mi sorprendo della voglia di comunicare degli ospiti. Raccontano con gioia di tempi lontani e di momenti del presente. Ti danno quello che hanno. Simpatico Tonino che vuole darmi consigli per chi volesse entrare nei vigili del fuoco. Lui ha lavorato per tanti anni lì. "Ma ero militare" ci tiene a dirlo. Poche le donne. La vita in strada è dura, e per loro lo è ancora di più. I bambini non mancano. Uno di loro riceve un bel vassoio di paste da un parrocchiano anonimo cui non è sfuggito il fatto che se stia lì in braccio al papà. In fila anche lui per un pasto. Alla fine in tre turni 126 persone hanno mangiato le penne al sugo di coda, lo spezzatino con le patate, frutta e dolce. Ma forse i nostri ospiti non vengono soltanto per mangiare. E' il desiderio di  raccontare e raccontarsi, che li porta da noi. Perché da noi si sentono accolti, perché con noi possono parlare. In altre mense sono numeri, ma da noi sono Paolo e Gheorghiu, Fedora e Marzia, e poi Mohamed, Antonio, Laura. Sono insomma uomini e donne, bambini ragazzi che lottano per vivere nelle strade nella nostra città. Tutti salutano e promettono di ritornare. Certo, perché da noi mensa fa rima con accoglienza e sentirsi accettati fa sentire a casa. Sì una casa, la nostra parrocchia.

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